La riforma italiana del gioco online, annunciata ufficialmente il 17 dicembre 2025, segna una delle svolte più significative nella storia del settore. Il nuovo assetto, definito dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) in collaborazione con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), prevede la riduzione delle attuali 407 licenze attive a soli 52 domini principali, ciascuno corrispondente a una concessione unificata di gioco a distanza.
L’obiettivo della riforma è razionalizzare la struttura del mercato, assicurando un sistema più controllabile, trasparente e tecnologicamente sicuro. Secondo il MEF, la frammentazione attuale ha prodotto eccessiva dispersione amministrativa, difficoltà di vigilanza e un aumento del rischio di pratiche non conformi. Con il nuovo modello, l’Italia si allinea agli standard europei che privilegiano un numero più contenuto di operatori altamente certificati, dotati di infrastrutture tecnologiche centralizzate.
La riduzione a 52 domini principali rappresenta il cuore del nuovo assetto concessorio 2026–2034, che entrerà progressivamente in vigore a partire dal secondo semestre del 2026. Ogni dominio principale potrà incorporare sotto-domini o brand collegati, ma resterà vincolato a un unico codice concessorio ADM, responsabilizzato nella gestione di tutti i flussi di gioco e delle pratiche di compliance. Questa impostazione intende semplificare il sistema di controllo, ridurre la duplicazione delle licenze e rafforzare la tracciabilità economica delle operazioni.
Secondo quanto dichiarato da ADM, i nuovi titolari di concessione dovranno dimostrare elevata solidità finanziaria, capacità tecnologica e conformità ai requisiti europei di sicurezza digitale. Le piattaforme saranno sottoposte a verifiche molto più stringenti rispetto al passato, con audit periodici, controlli su flussi transazionali e tracciamento in tempo reale dei movimenti contabili.
Il bando per le nuove concessioni, pubblicato in autunno, fissava un prezzo d’ingresso di sette milioni di euro per ciascun dominio e una durata concessoria di nove anni. Con la riforma confermata, queste condizioni restano invariate, ma l’assegnazione complessiva sarà riservata ai soggetti che rispettano integralmente i criteri previsti dal capitolato tecnico di ADM. Si tratta di un approccio selettivo che punta a premiare le aziende più strutturate, capaci di garantire conformità normativa e continuità operativa.
La riduzione delle licenze comporterà anche una maggiore concentrazione del mercato, con l’uscita graduale dei concessionari minori e il consolidamento dei principali operatori internazionali già presenti in Italia. ADM ha sottolineato che la scelta non mira a penalizzare le piccole realtà, ma a garantire una gestione più ordinata e sostenibile del comparto, riducendo il numero di interlocutori e semplificando gli adempimenti amministrativi.
La riforma introduce inoltre un nuovo modello di account unico di gioco, collegato direttamente ai sistemi ADM e gestito tramite piattaforme certificate. Ogni giocatore potrà accedere ai diversi operatori attraverso un codice identificativo univoco, con l’obiettivo di migliorare il monitoraggio e le politiche di gioco responsabile. Il nuovo sistema renderà più semplice anche la verifica dei limiti di spesa, la prevenzione della ludopatia e la tutela dei minori.
Dal punto di vista tecnico, la centralizzazione dei dati consentirà all’Agenzia di rafforzare la vigilanza sui flussi finanziari e antimafia, migliorando l’interoperabilità con le banche dati fiscali e antifrode. Il controllo automatizzato dei flussi informatici sarà gestito con algoritmi di intelligenza artificiale in grado di segnalare in tempo reale anomalie o comportamenti sospetti.
Le associazioni di categoria hanno espresso opinioni contrastanti sulla portata della riforma. Da un lato, molti operatori riconoscono che la riduzione del numero di licenze contribuirà a snellire il sistema e a eliminare le situazioni di opacità che hanno caratterizzato le fasi precedenti. Dall’altro, alcuni concessionari minori hanno manifestato preoccupazione per i costi di partecipazione e per il rischio di eccessiva concentrazione del mercato in poche mani.
Secondo gli analisti del settore, il nuovo modello potrà produrre benefici in termini di efficienza e legalità, ma solo se accompagnato da un rafforzamento delle misure di trasparenza e da politiche di concorrenza effettiva. La riduzione delle licenze, infatti, comporterà un aumento del valore economico di ciascuna concessione e un innalzamento della soglia d’ingresso per i nuovi operatori.
ADM ha precisato che ogni dominio principale potrà, su autorizzazione preventiva, ospitare piattaforme affiliate e white label, ma sempre sotto la piena responsabilità del concessionario titolare. In questo modo, si garantirà una catena di controllo chiara e un’unica responsabilità legale verso lo Stato.
L’intervento del Governo è stato accolto positivamente dagli ambienti istituzionali europei, che da tempo invitavano l’Italia ad uniformare la propria architettura regolatoria. Il Comitato europeo dei regolatori del gioco online ha definito la riforma “un passo decisivo verso una governance moderna, sicura e sostenibile”.
Con questa misura, l’Italia ambisce a consolidare la propria posizione come uno dei mercati del gioco online più regolati d’Europa, basato su innovazione tecnologica, controllo rigoroso e responsabilità sociale. La riduzione da 407 a 52 licenze segna non solo un cambiamento quantitativo, ma una vera e propria trasformazione qualitativa del settore, che punta a coniugare efficienza economica e pieno rispetto della legalità.
